Il dannoso inchino alla Tobin tax

Alla fine l’Italia ha sciolto la riserva e ha aderito alla Tobin tax, che così, una volta redatti i regolamenti, entrerà in vigore negli undici paesi dell’Unione che hanno stabilito una “cooperazione rafforzata”, mentre ne saranno esclusi altri, a cominciare dalla Gran Bretagna, dove ha sede il maggior mercato finanziario continentale. Gli scambi finanziari saranno tassati allo 0,1 per cento, le transazioni sui derivati allo 0,01.
10 OTT 12
Ultimo aggiornamento: 20:00 | 11 AGO 20
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Alla fine l’Italia ha sciolto la riserva e ha aderito alla Tobin tax, che così, una volta redatti i regolamenti, entrerà in vigore negli undici paesi dell’Unione che hanno stabilito una “cooperazione rafforzata”, mentre ne saranno esclusi altri, a cominciare dalla Gran Bretagna, dove ha sede il maggior mercato finanziario continentale. Gli scambi finanziari saranno tassati allo 0,1 per cento, le transazioni sui derivati allo 0,01. L’effetto di raffreddamento dei movimenti di capitale speculativi sarà pressoché irrilevante, per il fatto che le principali piazze finanziarie – Londra, l’America e l’Asia – dove questa tassa non si applica assorbiranno anche le transazioni che ora si svolgono nei paesi europei aderenti alla Tobin tax. C’è invece il rischio che la propensione agli investimenti esteri, soprattutto nei paesi periferici dell’Eurozona, che già ha subito un calo impressionante nell’ultimo triennio, si fermi completamente.
Eppure non solo l’Italia, ma anche Spagna, Portogallo e Grecia hanno accettato quello che si presenta come un diktat politico dell’asse franco-tedesco. La Germania com’è noto riceve investimenti esteri più che sufficienti, quindi non ha nulla da temere. La Francia, invece, rischia: ma ha un governo di sinistra che non resiste al fascino demagogico degli slogan contro “la speculazione finanziaria internazionale” cui si imputano tutte le difficoltà. Mario Monti aveva condizionato l’adesione italiana all’adozione di strumenti di difesa dalla pressione sugli spread, e quindi, a ventiquattro ore dal varo dello scudo europeo, ha onorato l’impegno che aveva contratto.
La lealtà nei rapporti intereuropei è un valore, ma in questo caso pare evidente che il suo costo sia assai elevato. La cooperazione rafforzata in campo fiscale rappresenta una forma estrema di interdipendenza, per questo è essenziale che abbia un carattere simmetrico. Adottare una tassa che serve solo agli interessi elettorali di due grandi paesi e mette a rischio l’afflusso di capitali esteri negli altri, rappresenta un’asimmetria macroscopica. Inoltre allargare il fossato che separa l’Europa continentale da quella anglosassone è un errore in sé. E lo è ancora di più quando si tratta di un terreno, quello del mercato dei capitali, in cui il primato resta oltremanica. Senza contare che l’idea che la speculazione internazionale si fermi con una tassa locale è proprio una fesseria.